mercoledì 25 marzo 2009
Gagnants / Perdants (Bonne nuit les petits)
Tous ces beaux jeux inventés
Pour passer devant les premiers
Pour que chacun soit écrasé
S’il refuse encore de plier
Les dégâts, les excès
Ils vont vous les faire payer
Les cendres qui resteront
C’est pas eux qui les ramasseront
Mais les esclaves et les cons
Qui n’auront pas su dire non
Nous on n’veut pas être des gagnants
Mais on acceptera jamais d’être des perdants.
Pimprenelle et Nicolas
Vous nous endormez comme ça
Le marchand de sable est passé
Nous on garde un œil éveillé
O la peur, ô le vide
O la victoire des avides
Faut pas bouger une oreille
Toutes sortes de chiens nous surveillent
Pas un geste, une esquisse
Sinon on tourne la vis
Nous on n’a rien à gagner
Mais on ne peut plus perdre puisque c’est déjà fait.
Toi qui viens de loin d’ici
Avec ta peau et tes os
On t’a parlé du paradis
On t’a menti, tout est faux
O mon ami ô mon frère tout ce nerf
Perdu pour la guerre
Tu vas voir tout l’amour
Qui traîne au fond des discours
Dis t’en veux des papiers ?
Dis tu l’as vu mon palais ?
T’auras rien, c’est ainsi
C’est pas fait pour les perdants, le paradis.
Il y a la chair à canon
Il y a la chair à spéculation
Il y a la chair à publicité
Enfin y'a tout ce que vous aimez
Vous et moi on le sait
Le spectacle est terminé
Pourtant c’était presque idéal
C’était loin du féodal
Oh maint’nant c’est foutu
Ça fait joli dans ton...
Fort intérieur c’est gênant
De rejoindre comme ça la cohorte des perdants.
Il faut pas se faire d’illusions
Mais c’est mieux debout pour l’action
Et pour nos âmes, c’est égal
Dieu n’est pas dans la bataille
O messieurs les décideurs
De toutes parts, de tous côtés
Sachez que profond dans nos cœurs
On n’arrête pas le progrès
Sous l’Iris, sous la peau
Sous les ongles et dans l’étau
On pourra toujours refuser
De devenir les premiers ou les derniers.
Pas de leaders triomphants
On s’ra jamais des gagnants ni des perdants.
noirdez.com
domenica 15 marzo 2009
Fare sesso con le fotomodelle non e' politicamente scorretto - Jacopo Fo
Stavo correndo verso la fermata dell’autobus, per via che ero in ritardo per andare al lavoro.
Chiamalo lavoro… Sto in un call center specializzato nella vendita di abbonamenti per una rivista che si chiama: “La voce della Polizia”.
Devo far finta di essere un poliziotto e far credere che puo' essere un vero affare attaccare sull’auto un adesivo con scritto “Io leggo LA VOCE DELLA POLIZIA.”
In autunno invece comincia la campagna di abbonamenti per “La voce del finanziere”. E li' devi far capire al piccolo imprenditore che, in caso di irruzione degli ispettori della finanza, e' meglio avere appeso alla parete un bel calendario plastificato con cornice in fintolegno e sotto scritto: “Io leggo LA VOCE DEL FINANZIERE”.
Oltre a essere un lavoro ai limiti della legalita' si incazzano pure se arrivo in ritardo. Ti chiederai come la metto con la mia coscienza a fare un lavoro da mezzo truffatore. La mia risposta e' che uno che pensa che conviene dare una mancia al giornale della polizia per non avere noie con i limiti di velocita' e' un grandissimo pezzo di merda che va punito a tutti i costi. Da un certo punto di vista la mia e' un’attivita' etica.
Questo te lo dico da sobrio, tra le otto del mattino e le 22. Prima delle otto non sono in grado di parlare. Dopo le 22 generalmente ho bevuto un po’ e se mi piglia la balla triste potrei dirti che la mia vita e' una merda, e' veramente difficile trovare un altro lavoro che mi dia 2.400 euro al mese e devo pagare le cure mediche a mia madre. E non e' la solita bugia.
Vorrei fare altro. Ad esempio, aprire un ristorante sul mare che serve 50 coperti. Con un menu' basato su un solo piatto: risotto con l’ossobuco, prezzemolo e vino bianco. Una scorza di limone e una spruzzata di latte di vergine. Oltre al risotto ci sono 32 coppettine che contengono 32 delizie fragranti.
Olive nere di Gaeta.
Salsa di tartufi.
Crema di asparagi.
Vellutata di zucca.
Insalata russa, hummus, salsa di avocado, salsa tartar, provoline affumicate, sedano all’olio d’oliva, pollo marinato per 12 ore in salsa tandoori e yogurt baltico, tzatziki, crema di fagioli al pomodoro e basilico, pesto genovese da spalmare su crostini di pane integrale tostato.
Insomma, credo ci si sia capiti.
Un posto dove pelare i potenti della terra con conti spaventosi e dove pero' puoi mangiare le stesse cose a 15 euro. Mi hanno detto che a Firenze c’e' un ristorante che funziona cosi', il Cibreo. L’ha aperto un ex rivoluzionario che non si e' ancora pentito.
Forse io apriro' un ristorante in un’altra vita.
Sto correndo lungo viale Monza, all’altezza del numero 1547, e mi si avvicina un’automobile. Una Audi da 50 stipendi mensili.
Una voce femminile mi strilla nel traffico: “Salga! Le do uno strappo visto che e' di fretta, cosi' intanto mi spiega dov’e' Corso Buenos Aires!”
Giro la testa e la guardo. Hai presente Cameron Diaz in “The Mask” quando entra nella banca per la prima volta? Ok, lei e' molto meglio.
Ansimo. Apparentemente perche' stavo correndo: “Come ha detto?”
“Ti do un passaggio se mi spieghi dov’e' Corso Buenos Aires.”
Annuisco, mi avvicino alla portiera del passeggero, salgo: “Grazie, sono Giovanni Sartirana.”
“Prego, Paola D’Alberto. Dove corre?”
“Alla fermata dell’autobus, fra 200 metri. Ma se va in Corso Buenos Aires puo' portarmi fino alla metropolitana di Piazzale Loreto, Corso Buenos Aires inizia proprio li'.”
“Bene. Grazie.”
Stette in silenzio.
Io con la coda dell’occhio la guardai. Indossava un giaccone di qualche sostanza hi tech, argentata.
Sotto portava un tubino fucsia che lasciava scoperte le gambe in maniera tale che 50 anni fa avrebbe rischiato l’arresto. Calze color perla al tramonto.
Dieci a uno che era una fotomodella. Mi chiesi se era politicamente corretto fare sesso con una fotomodella la mattina presto.
Lei giro' il viso verso di me mentre fermava l’auto al semaforo: “Va al lavoro?”
“Disgraziatamente.”
“Sarebbe interessato a una variante?”
Mi passo' in testa una frase tipo: giovane sedotto in viale Monza da una Dea sessuata.
Sorrisi, probabilmente con l’ara da bambino ebete di fronte a 100 chili di cioccolato alle mandorle tostate e sminuzzate.
“Ad esempio?”
“Credi negli extraterrestri?”
Sospirai intimamente… Ho trovato la pazza della mattina.
“Non credo a niente prima di aver preso il caffe'. E non l’ho ancora preso.” Dicevo la verita'.
“Ok. Ma, dimmi, solo per fare un’ipotesi: saresti contrario a intrattenere rapporti intimi con esseri provenienti da un’altra galassia?”
Sorrisi. Non ci capivo piu' niente. Con chi ero capitato?
“Beh, dipende come sono fatte queste extraterrestri… Se hanno 20 tentacoli e il corpo da lumaca senza guscio preferirei astenermi.”
Lei disse: “E se fossero come me?” E mi scocco' un sorriso che avrebbe richiesto un porto d’armi che abilitasse al trasporto di artiglieria pesante. Contemporaneamente ingrano' la prima e l’auto riparti' superando il semaforo.
Stava rilanciando?
Decisi di giocare a carte scoperte.
“Non e' che te lo devo dire io che sei di una bellezza portentosa e che schiere di maschi sarebbero disposti a andare a piedi fino a Roma per poter avere un incontro ravvicinato con te.”
“Che carino…” Mentre mi guardava con la coda dell’occhio sorrise ancora. Stava diventando un vizio.
Poi successe qualche cosa di strano. Ci fu un WOAP, un’ondata di calore, vidi che tutto si appannava ed ebbi la sensazione di fluttuare fuori dall’auto. All’inizio lentamente, poi presi velocita' come se fossi diventato un razzo.
Alcuni secondi dopo mi trovai in un punto del cielo, di fronte a me una nuvola tremolo' e mi apparve come una struttura solida. Un’astronave. Lo capii poco dopo. La superficie vaporosa della nuvola si apri' per una sezione grande a sufficienza per farci entrare un Boeing, fui aspirato da un tubo e mi trovai in un grande salone dove un centinaio di extraterrestri femmine, dalle forme perfette, mi accolsero.
Sono un tipo riservato quindi non mi dilunghero' sui 57 modi diversi con i quali mi manifestarono il loro entusiasmo nel fare la mia conoscenza e mi mostrarono la benevolenza del loro popolo e la loro concezione, avanzatissima e atletica, del kamasutra extragalattico.
Io stesso fui stupito, e molto, dall’inarrestabile carica sessuale che riuscii a esprimere, forse a causa di qualche droga che inalai senza accorgermene.
Comunque fui veramente molto ben impressionato dalla sensazione dei loro corpi avviluppati su di me.
Alla fine, mentre eravamo sdraiati sul morbidissimo e caldo pavimento di quel grande salone, l’extraterrestre che si era presentata come Paola D’Alberto, e che gia' sentivo di amare profondamente, mi disse: “Ora i nostri popoli hanno stipulato un patto di fraternita' eterna.”
Ero sovrappensiero quando risposi: “Perche'?”
Lei parve perplessa: “Beh, abbiamo unito i nostri corpi, quindi le nostre razze hanno comunicato reciprocamente.”
“Beh, non so come funzioni da voi. Da noi se fai sesso con una persona e' un fatto privato.”
“Come sarebbe a dire? Gli abitanti del tuo pianeta non hanno provato le stesse sensazioni che hai percepito tu?”
Ci misi un attimo per capire, chiesi a mia volta: “Vuoi dire che e' come se avessi fatto l’amore con tutti gli abitanti del tuo pianeta? Anche i maschi?”
“Certo. 4 miliardi di viventi hanno sperimentato ogni sensazione che abbiamo provato noi.”
Ero molto piu' perplesso: “Cavolo. Da noi non funziona cosi'.”
Parve molto delusa. Si consulto' con le sue conterranee, in una lingua che sembrava sardo, sembravano stupite e preoccupate.
Poi Paola mi parlo' di nuovo: “Vuoi dire che quello che abbiamo fatto non ha valore legale per tutti gli abitanti del tuo pianeta?”
Le dissi che i rapporti sessuali non hanno nessun valore legale da noi. A quel punto sembrarono perdere parecchio interesse per me. Si addentrarono in una discussione a tratti drammatica. Paola poi mi spiego' che avevano percorso 20mila anni luce per stringere un’alleanza con noi e ora non sapevano piu' cosa fare.
Spiegai che era meglio se provavano per vie ufficiali. Ci misi un’ora per far comprendere il concetto di “governo nazionale”.
Poi dovetti spiegare chi era il NOSTRO capo del governo. Quando dissi loro che aveva approvato delle leggi per salvare se' stesso dai processi si levarono gemiti di vero dolore. Alla fine decisero che non volevano avere niente a che fare con una specie di ominidi autistici, aggressivi e spietati.
Mi chiesero dove dovessero riportarmi.
Fu li' che ebbi il colpo di genio: “Volete dire che mi volete abbandonare cosi' dopo quello che c’e' stato tra noi? Siamo gente primitiva ma abbiamo un cuore anche noi. Il sesso per noi non ha valore legale ma una profonda importanza emotiva.
Vi rendete conto che mi avete completamente sconvolto la vita? Ho vissuto un’esperienza paradisiaca e ora devo ritornare al mio mondo crudele dove ogni anno 10 milioni di persone muoiono di fame e dove nessuno mi crederebbe mai se gli raccontassi quello che e' successo? Avete fatto di me un diverso, uno sradicato. Non potete lasciarmi cosi'. Sono un essere umano anch’io anche se non sono evoluto come voi. Un essere umano che non ha neppure la consolazione di poter comunicare con i suoi simili empaticamente”.
Alla fine raggiungemmo un accomodamento.
Mi accontentai di un paio di sgabelli di platino tempestati di diamanti che, mi dissero, per loro, non avevano nessun valore, e di una tabella di calcoli statistici che riguardavano le prossime estrazioni del Lotto.
Mi feci lasciare alla Bovisa, dove un mio amico aveva una gioielleria.
Adesso sono qui, nel mio ristorante sul mare, le cose vanno bene. Ho ridotto i coperti a 25. La gente fa la fila. E ho tre cuochi. Non faccio il ristoratore per i soldi. Ho beccato 6 estrazioni del Super Enalotto una dietro l’altra e ho messo via piu' di 70 milioni di euro.
Mi piace vedere le persone mentre assaporano i piatti che ho studiato per loro.
E mi piace stare su questa terrazza, di notte, a guardare il mare.
Non sta mai fermo.
Ma ogni tanto ripenso a quelle donne stupende che viaggiavano da una stella all’altra a bordo di una grande nuvola morbida e calda.
E sento un po’ di nostalgia.
Jacopo Fo
lunedì 9 marzo 2009
work in progress
24 febbraio
manifesto pseudo politico con cui è tappezzata piazza bologna:
“ho il cuore nero,me ne frego,e sputo in faccia al mondo intero”
pensiero di chi legge (io): ma chi cazzo sei per sputare in faccia a me, si può sapere che t'ho fatto che manco ti conosco??
e cresce l'atmosfera di violenza e rabbia intorno a me...
25 febbraio
scena sul 71 ore 9.
sul bus italiani ed immigrati.
gli immigrati si guardano solo tra di loro, e gli italiani altrettanto.
due gruppi sul bus distinti, nessuno avverte la presenza dell'altro...ho avvertito proprio un'aria di tensione.
26 febbraio
nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile.
27 febbraio
voglio una gonna nuova!
28 febbraio
scena sulla metro B ore 23.
uomo di colore sale alla fermata piramide, dubita della correttezza della direzione della metro e cerca qualcuno cui chiedere, si rivolge a donna di colore al capo opposto del vagone in cui è salito, e le si rivolge in arabo. lei risponde con estrema cortesia.
2 marzo
scena sul 545 ore 8.30
uomo di colore con enormi problemi di mobilità, cammina curvo e con le stampelle, cerca di scendere dal bus alla fermata della stazione tiburtina, non lo aiuta nessuno.
finché l'ultimo che scende dal bus non gli da una mano.
l'ultimo che scende dal bus è un uomo di mezza età, di colore.
3 marzo
voglio solo quel pezzo di carta, dammi quello statino e mandami via, forza!!
8 marzo
una donna siciliana non può non essere femminista.
adoro roma la domenica, quando la gente di merda è allo stadio, e lascia in pace quelle poche persone per bene che ancora sopravvivono.
9 marzo
certe volte penso solamente: prenditela signore, prenditela!
scena in cucina:
R: amò, mi passi il sale?
A: orrore, che ho sentito...vi chiamate amore tra voi?
R: beh, che male c'è?
J: ma è solo un diminutivo per non dire: a montagna de merda di scarico!!
ecco, solo in certi casi ci ripenso: prenditela signore, ma non subito.
venerdì 6 febbraio 2009
Aver Paura di Sporcarsi Troppo
Aver Paura di Sporcarsi Troppo
Stamattina avevo fretta, mi son alzata tardi, ho tardato nel far colazione, ho perso tempo nel vestirmi. Tutto complottava contro il mio uscire di casa!
Durante quella fretta motivatissima, mi capita per sbaglio di toccare una macchiolina umida e sporcarmi appena un dito della mano.
-Merd, adesso dovrò lavarmi le mani e perdere altri 2 buoni minuti prima di scendere.
...adesso dovrò di nuovo lavarmi le mani..
Mi son fermata un secondo a pensare (tanto ormai tardi era tardi...): da dove quella viscerale necessità di essere estremamente linda, quando bastava un fazzoletto, o un rimedio molto più veloce?
Perché questa paura mortale di sporcarsi? Addirittura da mettere in secondo piano tutte le altre priorità?
Ovviamente me lo hanno insegnato a casa: non si esce mai di casa sporchi, mai in disordine, altrimenti gli altri che penseranno?
...non bisogna sporcarsi.
Incredibile la serie di pensieri che ne siano scaturiti dopo, non ci potevo credere nemmeno io...
-Certo, devo essere una persona particolarmente drammatica se per un episodio simile butto giù i massimi sistemi!
Ho preferito quindi abbandonare anche me stessa. Non mi son stata ad ascoltare, come credo debbano fare tutte le persone sane di mente, ed ho trascorso la mia giornata come scorrono ormai le mie giornate ultimamente, con una rabbia latente che frigge a fior di pelle.
A sera ho cercato di distrarmi guardando “annozero”(ok, ho messo altre patatine da friggere sul fior della mia pelle...) e poi “parla con me”, dopo, navigando su youtube, ho beccato un pezzo di Ascanio Celestini che mi dava ragione su tutti i miei pensieri di stamattina, ed allora ho deciso di riesumarli e buttarli giù...
Perché se forse l'uso del blog che faccio io non ha alcun senso per la comunità virtuale, lo ha per me. E' l'unico mezzo di sfogo della rabbia che ho, forse secondo solo al colpitore.
Ora, purtroppo non ho a casa un colpitore, ma posso usarlo solo nelle palestre, mentre pc e tempo per scrivere, posso trovarli sempre.
Vivo giorni di profonda frustrazione e rabbia, non tollero (e lo dico con tutto il senso di superiorità e dislivello che implica questa parola) più per nulla il mio paese, la mia stampa, il suo governo con le sue scelte, la sua opposizione, ed ultimamente tollero ancor meno i miei concittadini, i miei coetanei, ed i miei compagni di lotta, o movimento.
Ma ancor di più non sopporto l'ignoranza e la saccenza, la superficialità, la stupidità...e questa dilagante profonda e radicata: paura di sporcarsi troppo.
Nessuno si vuole sporcare, nessuno si vuole compromettere.
Si preferisce commentare, si preferisce guardare, al massimo informarsi, ma quello è proprio il massimo.
Altrimenti, è il silenzio, è la piccola vita privata di ognuno, è la stupidità di quello che viene propinato per distrarci.
Mi fa incazzare il fatto che così tante siano le questioni, così tanti siano i diritti lesi, così tante le gravità commesse davanti ai nostri occhi e spesso giustificate con il nostro stesso silenzio o fantomatico voto o sondaggio...e così poca la gente che se ne senta toccata.
Ma non ci vogliamo sporcare...
Come potremmo permettere alla notizia di un ragazzo bruciato, di avvelenarci la giornata? Come potremmo lasciare che le torture fisiche su un ormai cadavere di giovane donna infestino i nostri sogni?
Al massimo ci fermiamo a commentare: che schifo, che mondo.
Ma perché non ci sentiamo tutti singolarmente responsabili di ogni male del nostro paese?
E' vero che io soffra di una forte tendenza a drammatizzare la realtà, è vero, ma non posso fare a meno di sentirmi pienamente presa in causa, di sentirmi ogni volta parte lesa, per ogni stupro, per ogni pestaggio, per ogni ingiusto diritto tolto ad un cittadino e dato ad un mafioso.
Non posso farne a meno, ma sento che il mio umore viene inquinato da queste cose, e finché mi sento inquinata mi sento anche in dovere di ripulire dall'inquinamento quanto viene inficiato che non è esattamente su di me, ma su tutto il resto che sta intorno, e così sento una necessità fortissima di agire.
Poi però vedo le anime candide dei miei colleghi che preparano gli esami pensando solo ai cazzi loro, alle pagine che gli mancano per finire il ripasso, e sento sul bus i discorsi di quelle anime candide la cui vita è scandita dagli “ospiti della casa” e da chi sarà “stato nominato”...
E penso che non capisco perché debba sporcarmi solo io, e pochi altri, che in fondo forse non c'è molto da fare, non possiamo, non ne abbiamo realmente i mezzi, e sprechiamo energie che invece ci servono tanto per adempire a quei milioni di impegni che non si riesce mai a capire come abbiamo fatto a prendere, e per quale necessità...non sappiamo nemmeno più se siamo felici di avere delle vite così impegnate, perché non abbiamo il tempo per starci a pensare.
E allora bando alle perdite di tempo... mi lavo e la mani, e scendo.
cakkio, però, sono ancora arrabbiata.
